La quarta puntata di Fare Bene, la collana dedicata alla cultura della salute, sicurezza e benessere promossa da Fondazione LHS, ha acceso i riflettori su un tema tanto essenziale quanto sottovalutato: il sonno.
Ospite del webinar è stato il professor Sergio Garbarino, neurologo e docente presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova, tra i massimi esperti internazionali di medicina del sonno. Nel corso dell’incontro si è parlato non solo di riposo, ma di equilibrio psicofisico, prevenzione, sicurezza sul lavoro e sicurezza stradale: dormire, infatti, significa permettere al cervello e al corpo di recuperare, rigenerarsi e funzionare al meglio.
Il sonno: un pilastro per la salute
Per anni il sonno è stato considerato una semplice pausa delle attività quotidiane, qualcosa a cui si rinuncia facilmente per rispondere alle esigenze di una vita sempre più frenetica.
Oggi sappiamo invece che è un processo biologico attivo e fondamentale per mantenere lucidità, attenzione e capacità decisionali, ma anche per proteggere il sistema cardiovascolare, metabolico e cognitivo e prevenire le principali malatte croniche.
Durante la notte, infatti, il cervello svolge attività indispensabili: consolida memoria e apprendimento, regola le emozioni e attiva una sorta di “sistema di pulizia” che elimina sostanze di scarto accumulate durante il giorno.
Per questo, è uno dei pilastri fondamentali su cui si basa una buona salute, insieme ad alimentazione equilibrata e attività fisica moderata.
Quante ore dobbiamo dormire?
Il fabbisogno di sonno cambia nel corso della vita: i neonati dormono fino a 16 ore al giorno, mentre nell’adulto il bisogno fisiologico si stabilizza mediamente intorno alle 7 ore.
Il problema è che, soprattutto nelle società tecnologicamente avanzate, dormiamo sempre meno. Una quota crescente di persone – stimata al 30% dei lavoratori tra i 30 e 64 anni in tutto il mondo – vive infatti in una condizione di deprivazione cronica di sonno, spesso senza rendersene conto.
Dormire poco non significa necessariamente “abituarsi”. Sotto una certa soglia — in particolare sotto le 4-5 ore — aumentano drasticamente errori, tempi di reazione ridotti, calo dell’attenzione e rischio di incidenti.
Esistono persone geneticamente predisposte a dormire meno, ma rappresentano una minoranza. Per la maggior parte di noi, il sonno non è tempo perso: è una necessità biologica.
Il sonno non è tutto uguale
Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante il webinar riguarda la struttura del sonno.
La notte non è composta da un unico stato uniforme, ma da cicli che alternano sonno profondo e sonno REM. Le prime ore della notte sono dominate dal sonno profondo, quello in cui il corpo e il cervello recuperano di più.
Nella fase REM, invece, il cervello è molto attivo: è il momento in cui sogniamo e in cui si consolidano processi cognitivi ed emotivi. Il cervello, infatti, attraverso i sogni, ha bisogno di rappresentare le nostre ansie, le nostre inquietudini come su un palcoscenico, e sviluppare ciò che abbiamo vissuto e quello che ci aspettiamo nell’immediato futuro.
Questi cicli si ripetono ogni circa 90 minuti e sono fondamentali per permetterci di svegliarci lucidi, vigili e pronti ad affrontare la giornata. Interrompere continuamente il sonno o dormire troppo poco significa alterare questo delicato equilibrio.
L’invasione della notte
Negli ultimi decenni il confine tra giorno e notte si è progressivamente assottigliato, fino ad arrivare a trasformare la nostra società in una “società delle 24 ore”.
La luce artificiale prima, poi l’arrivo della televisione, del pc e soprattutto dello smartphone, hanno modificato profondamente i nostri ritmi biologici. Oggi lavoriamo, guardiamo contenuti, chattiamo e restiamo connessi fino a tarda notte.
Il problema non è solo il tempo sottratto al sonno. Gli schermi emettono infatti una forte luce blu che interferisce con la produzione di melatonina, l’ormone che produciamo naturalmente a partire dal tramonto e ci permettere di addormentarci, regolando il ciclo sonno-veglia.
Il risultato è che ci addormentiamo più tardi, dormiamo peggio e accumuliamo stanchezza cronica. Una condizione che spesso viene scambiata per stress o semplice “vita intensa”, ma che in realtà è una vera alterazione biologica.
Il “social jet lag”: quando la vita sociale sfascia il nostro orologio biologico
Lavoro, studio e impegni sociali possono alterare profondamente il naturale ritmo sonno-veglia: è il cosiddetto social jet lag.
Si tratta dello sfasamento tra il nostro ritmo biologico naturale e gli orari imposti da lavoro, studio e vita sociale. Un fenomeno che si vede chiaramente nel fine settimana, quando molte persone dormono una o due ore in più per recuperare il debito accumulato durante la settimana.
In pratica viviamo ogni settimana una sorta di mini jet lag continuo. Questo squilibrio cronico altera il ritmo circadiano e influisce negativamente su energia, umore, metabolismo e qualità della vita.
I disturbi del sonno: apnea notturna e insonnia
Tra i disturbi del sonno più diffusi ci sono insonnia e apnee ostruttive del sonno, spesso sottovalutate o scambiate per semplice stanchezza.
In particolare le apnee notturne provocano ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, frammentando il riposo e riducendo l’ossigenazione del cervello e dell’organismo. Russamento persistente, risvegli frequenti, bocca secca al mattino, sonnolenza durante il giorno, difficoltà di concentrazione e calo della memoria possono essere segnali importanti.
Secondo il professor Garbarino, milioni di persone convivono con questa condizione senza saperlo, attribuendo la propria stanchezza allo stress, all’età o ai ritmi di vita. In realtà le conseguenze possono essere molto serie: aumento del rischio cardiovascolare, diabete, ipertensione, disturbi cognitivi, riduzione della performance e maggiore probabilità di incidenti.
Per questo è fondamentale non sottovalutare sintomi come russamento cronico ed eccessiva sonnolenza diurna e rivolgersi a centri specializzati di medicina del sonno per una valutazione adeguata.
Sonno, performance e sicurezza: dal lavoro alla strada
Dormire poco o male non compromette solo il benessere personale: influisce direttamente sulle nostre capacità cognitive, sulla qualità delle decisioni e sulla sicurezza.
La deprivazione di sonno riduce attenzione, memoria, tempi di reazione e capacità di giudizio. Questo significa più errori, minore performance e maggiore probabilità di incidenti, sia nella vita quotidiana sia nei contesti lavorativi.
Durante il webinar è stato evidenziato come i disturbi del sonno siano correlati a un aumento degli infortuni sul lavoro, soprattutto nelle attività che richiedono vigilanza costante, utilizzo di mezzi o lavoro su turni. La sonnolenza cronica compromette la capacità di percepire i rischi e reagire tempestivamente.
Un focus particolare è stato dedicato alla sicurezza stradale. Secondo gli studi presentati dal professor Garbarino, una quota significativa degli scontri stradali è legata proprio alla riduzione della vigilanza causata dalla mancanza di sonno o dalle apnee notturne.
Il problema non è soltanto il “colpo di sonno” improvviso. Ancora più pericolosi sono i microsonni: brevi momenti di disconnessione mentale di pochi secondi che, alla guida, possono avere conseguenze devastanti.
Per questo il sonno non è solo un tema di salute individuale, ma anche di responsabilità collettiva e cultura della prevenzione.
Dormire bene è un gesto di responsabilità
La quarta puntata di Fare Bene ha mostrato con chiarezza quanto il sonno sia un elemento centrale della nostra salute, della nostra qualità di vita e della sicurezza collettiva.
Prendersi cura del proprio sonno significa prendersi cura di sé stessi e degli altri: sul lavoro, alla guida, nelle relazioni quotidiane.
La registrazione completa del webinar è disponibile sul canale YouTube di Fondazione LHS: un’occasione preziosa per approfondire un tema che riguarda tutti noi, ogni giorno — e ogni notte.
La quarta puntata di Fare Bene, la collana dedicata alla cultura della salute, sicurezza e benessere promossa da Fondazione LHS, ha acceso i riflettori su un tema tanto essenziale quanto sottovalutato: il sonno.
Ospite del webinar è stato il professor Sergio Garbarino, neurologo e docente presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Genova, tra i massimi esperti internazionali di medicina del sonno. Nel corso dell’incontro si è parlato non solo di riposo, ma di equilibrio psicofisico, prevenzione, sicurezza sul lavoro e sicurezza stradale: dormire, infatti, significa permettere al cervello e al corpo di recuperare, rigenerarsi e funzionare al meglio.
Il sonno: un pilastro per la salute
Per anni il sonno è stato considerato una semplice pausa delle attività quotidiane, qualcosa a cui si rinuncia facilmente per rispondere alle esigenze di una vita sempre più frenetica.
Oggi sappiamo invece che è un processo biologico attivo e fondamentale per mantenere lucidità, attenzione e capacità decisionali, ma anche per proteggere il sistema cardiovascolare, metabolico e cognitivo e prevenire le principali malatte croniche.
Durante la notte, infatti, il cervello svolge attività indispensabili: consolida memoria e apprendimento, regola le emozioni e attiva una sorta di “sistema di pulizia” che elimina sostanze di scarto accumulate durante il giorno.
Per questo, è uno dei pilastri fondamentali su cui si basa una buona salute, insieme ad alimentazione equilibrata e attività fisica moderata.
Quante ore dobbiamo dormire?
Il fabbisogno di sonno cambia nel corso della vita: i neonati dormono fino a 16 ore al giorno, mentre nell’adulto il bisogno fisiologico si stabilizza mediamente intorno alle 7 ore.
Il problema è che, soprattutto nelle società tecnologicamente avanzate, dormiamo sempre meno. Una quota crescente di persone – stimata al 30% dei lavoratori tra i 30 e 64 anni in tutto il mondo – vive infatti in una condizione di deprivazione cronica di sonno, spesso senza rendersene conto.
Dormire poco non significa necessariamente “abituarsi”. Sotto una certa soglia — in particolare sotto le 4-5 ore — aumentano drasticamente errori, tempi di reazione ridotti, calo dell’attenzione e rischio di incidenti.
Esistono persone geneticamente predisposte a dormire meno, ma rappresentano una minoranza. Per la maggior parte di noi, il sonno non è tempo perso: è una necessità biologica.
Il sonno non è tutto uguale
Uno degli aspetti più affascinanti emersi durante il webinar riguarda la struttura del sonno.
La notte non è composta da un unico stato uniforme, ma da cicli che alternano sonno profondo e sonno REM. Le prime ore della notte sono dominate dal sonno profondo, quello in cui il corpo e il cervello recuperano di più.
Nella fase REM, invece, il cervello è molto attivo: è il momento in cui sogniamo e in cui si consolidano processi cognitivi ed emotivi. Il cervello, infatti, attraverso i sogni, ha bisogno di rappresentare le nostre ansie, le nostre inquietudini come su un palcoscenico, e sviluppare ciò che abbiamo vissuto e quello che ci aspettiamo nell’immediato futuro.
Questi cicli si ripetono ogni circa 90 minuti e sono fondamentali per permetterci di svegliarci lucidi, vigili e pronti ad affrontare la giornata. Interrompere continuamente il sonno o dormire troppo poco significa alterare questo delicato equilibrio.
L’invasione della notte
Negli ultimi decenni il confine tra giorno e notte si è progressivamente assottigliato, fino ad arrivare a trasformare la nostra società in una “società delle 24 ore”.
La luce artificiale prima, poi l’arrivo della televisione, del pc e soprattutto dello smartphone, hanno modificato profondamente i nostri ritmi biologici. Oggi lavoriamo, guardiamo contenuti, chattiamo e restiamo connessi fino a tarda notte.
Il problema non è solo il tempo sottratto al sonno. Gli schermi emettono infatti una forte luce blu che interferisce con la produzione di melatonina, l’ormone che produciamo naturalmente a partire dal tramonto e ci permettere di addormentarci, regolando il ciclo sonno-veglia.
Il risultato è che ci addormentiamo più tardi, dormiamo peggio e accumuliamo stanchezza cronica. Una condizione che spesso viene scambiata per stress o semplice “vita intensa”, ma che in realtà è una vera alterazione biologica.
Il “social jet lag”: quando la vita sociale sfascia il nostro orologio biologico
Lavoro, studio e impegni sociali possono alterare profondamente il naturale ritmo sonno-veglia: è il cosiddetto social jet lag.
Si tratta dello sfasamento tra il nostro ritmo biologico naturale e gli orari imposti da lavoro, studio e vita sociale. Un fenomeno che si vede chiaramente nel fine settimana, quando molte persone dormono una o due ore in più per recuperare il debito accumulato durante la settimana.
In pratica viviamo ogni settimana una sorta di mini jet lag continuo. Questo squilibrio cronico altera il ritmo circadiano e influisce negativamente su energia, umore, metabolismo e qualità della vita.
I disturbi del sonno: apnea notturna e insonnia
Tra i disturbi del sonno più diffusi ci sono insonnia e apnee ostruttive del sonno, spesso sottovalutate o scambiate per semplice stanchezza.
In particolare le apnee notturne provocano ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, frammentando il riposo e riducendo l’ossigenazione del cervello e dell’organismo. Russamento persistente, risvegli frequenti, bocca secca al mattino, sonnolenza durante il giorno, difficoltà di concentrazione e calo della memoria possono essere segnali importanti.
Secondo il professor Garbarino, milioni di persone convivono con questa condizione senza saperlo, attribuendo la propria stanchezza allo stress, all’età o ai ritmi di vita. In realtà le conseguenze possono essere molto serie: aumento del rischio cardiovascolare, diabete, ipertensione, disturbi cognitivi, riduzione della performance e maggiore probabilità di incidenti.
Per questo è fondamentale non sottovalutare sintomi come russamento cronico ed eccessiva sonnolenza diurna e rivolgersi a centri specializzati di medicina del sonno per una valutazione adeguata.
Sonno, performance e sicurezza: dal lavoro alla strada
Dormire poco o male non compromette solo il benessere personale: influisce direttamente sulle nostre capacità cognitive, sulla qualità delle decisioni e sulla sicurezza.
La deprivazione di sonno riduce attenzione, memoria, tempi di reazione e capacità di giudizio. Questo significa più errori, minore performance e maggiore probabilità di incidenti, sia nella vita quotidiana sia nei contesti lavorativi.
Durante il webinar è stato evidenziato come i disturbi del sonno siano correlati a un aumento degli infortuni sul lavoro, soprattutto nelle attività che richiedono vigilanza costante, utilizzo di mezzi o lavoro su turni. La sonnolenza cronica compromette la capacità di percepire i rischi e reagire tempestivamente.
Un focus particolare è stato dedicato alla sicurezza stradale. Secondo gli studi presentati dal professor Garbarino, una quota significativa degli scontri stradali è legata proprio alla riduzione della vigilanza causata dalla mancanza di sonno o dalle apnee notturne.
Il problema non è soltanto il “colpo di sonno” improvviso. Ancora più pericolosi sono i microsonni: brevi momenti di disconnessione mentale di pochi secondi che, alla guida, possono avere conseguenze devastanti.
Per questo il sonno non è solo un tema di salute individuale, ma anche di responsabilità collettiva e cultura della prevenzione.
Dormire bene è un gesto di responsabilità
La quarta puntata di Fare Bene ha mostrato con chiarezza quanto il sonno sia un elemento centrale della nostra salute, della nostra qualità di vita e della sicurezza collettiva.
Prendersi cura del proprio sonno significa prendersi cura di sé stessi e degli altri: sul lavoro, alla guida, nelle relazioni quotidiane.
La registrazione completa del webinar è disponibile sul canale YouTube di Fondazione LHS: un’occasione preziosa per approfondire un tema che riguarda tutti noi, ogni giorno — e ogni notte.







































































































































