Se qualcuno accanto a noi perdesse conoscenza all’improvviso, sapremmo come reagire?

È da questa domanda che ha preso avvio il webinar “Il superpotere che non sapevi di avere”, promosso da Fondazione LHS in collaborazione con il Dipartimento Salute di Saipem, dedicato alla rianimazione cardiopolmonare e alla gestione dei primi minuti di un’emergenza.

In Italia ogni anno oltre 60.000 persone muoiono per arresto cardiaco. Eppure, molte di queste vite potrebbero essere salvate se chi è presente intervenisse subito. Per questo è fondamentale diffondere consapevolezza su ciò che ciascuno può fare, anche senza competenze mediche.

L’arresto cardiaco: un evento potenzialmente grave ma reversibile

Durante l’incontro, la Dott.ssa Daniela Aschieri, cardiologa e Direttore Scientifico di Progetto Vita – il primo progetto europeo di defibrillazione precoce di comunità, ha spiegato come l’arresto cardiaco sia un evento improvviso, spesso causato da una fibrillazione ventricolare, che può colpire chiunque, a qualunque età e in qualsiasi momento.

È il killer numero uno nel mondo occidentale: in Italia colpisce una persona ogni 8 minuti.

Eppure, è un evento potenzialmente reversibile. Il cuore, una macchina straordinaria, può essere “riavviato” se si interviene tempestivamente con le manovre corrette e, soprattutto, con l’utilizzo del defibrillatore, vera terapia dell’arresto cardiaco.

Ma va fatto subito: ogni minuto che passa senza intervento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza. I tempi sono talmente rapidi che, spesso, i soccorsi arrivano troppo tardi. Per questo chi si trova sulla scena deve intervenire immediatamente.

Cosa fare nei primi minuti: il ruolo di ciascuno

Il Dott. Valerio Mogini, esperto in Disaster Medicine e Sanità Pubblica, ha illustrato in modo semplice e concreto le tre azioni da fare quando ci si trova davanti a una persona incosciente che non respira, che insieme costituiscono la cosiddetta “catena della sopravvivenza”:

  1. Chiamare immediatamente i soccorsi (112)
  2. Iniziare il massaggio cardiaco
  3. Utilizzare il defibrillatore, seguendo le indicazioni del 112

La formazione ci aiuta a essere più efficaci, a essere più lucidi in un contesto inevitabilmente caotico, ma anche senza formazione specifica è possibile fare qualcosa. L’unico vero danno che possiamo arrecare è non fare nulla, perché non fare nulla significa non dare alcuna possibilità di sopravvivenza.

Un messaggio chiave emerso dal webinar è che non è il singolo a salvare una vita, ma la comunità: familiari, colleghi, allenatori, passanti. Tutti fanno parte della cosiddetta “catena della sopravvivenza”.

Il defibrillatore: uno strumento per tutti

Uno dei principali obiettivi dell’incontro è stato quello di superare i timori legati all’uso del defibrillatore.

Come ha sottolineato la Dott.ssa Aschieri, i defibrillatori moderni:

  • non possono essere usati in modo improprio
  • riconoscono automaticamente quando è necessario intervenire
  • non comportano rischi per chi li utilizza

Dal 2021, la normativa italiana consente a chiunque di utilizzare un defibrillatore, anche senza aver seguito un corso.

Si tratta quindi di uno strumento sicuro, sempre più diffuso in aziende, scuole e impianti sportivi, pensato proprio per essere utilizzato anche da chi non è un operatore sanitario.

Dalla consapevolezza all’azione

Il webinar ha voluto essere prima di tutto un momento di sensibilizzazione: non un corso tecnico, ma un’occasione per avvicinarsi al tema, superare paure e capire che ognuno può avere un ruolo.

In questa direzione si inserisce anche la linea guida “Diritto al cuore”, presentata durante l’incontro, che offre indicazioni pratiche a aziende, enti e comunità per diffondere la cultura della cardioprotezione sul territorio.

Perché la sicurezza non è solo una questione sanitaria, ma anche un atto di responsabilità sociale.

Fare Bene: un percorso per prendersi cura di sé e degli altri

Questo appuntamento fa parte del ciclo “Fare Bene”, il percorso promosso da Fondazione LHS insieme al Dipartimento Salute di Saipem, che propone momenti di approfondimento su salute e benessere con un approccio pratico e accessibile.

Un percorso che parte da una convinzione semplice: prendersi cura di sé significa anche essere pronti a prendersi cura degli altri.

Nell’attesa del prossimo appuntamento, che sarà dedicato al benessere psicologico e alla gestione dello stress, puoi rivedere la seconda puntata sul nostro canale YouTube.

Se qualcuno accanto a noi perdesse conoscenza all’improvviso, sapremmo come reagire?

È da questa domanda che ha preso avvio il webinar “Il superpotere che non sapevi di avere”, promosso da Fondazione LHS in collaborazione con il Dipartimento Salute di Saipem, dedicato alla rianimazione cardiopolmonare e alla gestione dei primi minuti di un’emergenza.

In Italia ogni anno oltre 60.000 persone muoiono per arresto cardiaco. Eppure, molte di queste vite potrebbero essere salvate se chi è presente intervenisse subito. Per questo è fondamentale diffondere consapevolezza su ciò che ciascuno può fare, anche senza competenze mediche.

L’arresto cardiaco: un evento potenzialmente grave ma reversibile

Durante l’incontro, la Dott.ssa Daniela Aschieri, cardiologa e Direttore Scientifico di Progetto Vita – il primo progetto europeo di defibrillazione precoce di comunità, ha spiegato come l’arresto cardiaco sia un evento improvviso, spesso causato da una fibrillazione ventricolare, che può colpire chiunque, a qualunque età e in qualsiasi momento.

È il killer numero uno nel mondo occidentale: in Italia colpisce una persona ogni 8 minuti.

Eppure, è un evento potenzialmente reversibile. Il cuore, una macchina straordinaria, può essere “riavviato” se si interviene tempestivamente con le manovre corrette e, soprattutto, con l’utilizzo del defibrillatore, vera terapia dell’arresto cardiaco.

Ma va fatto subito: ogni minuto che passa senza intervento riduce del 10% le probabilità di sopravvivenza. I tempi sono talmente rapidi che, spesso, i soccorsi arrivano troppo tardi. Per questo chi si trova sulla scena deve intervenire immediatamente.

Cosa fare nei primi minuti: il ruolo di ciascuno

Il Dott. Valerio Mogini, esperto in Disaster Medicine e Sanità Pubblica, ha illustrato in modo semplice e concreto le tre azioni da fare quando ci si trova davanti a una persona incosciente che non respira, che insieme costituiscono la cosiddetta “catena della sopravvivenza”:

  1. Chiamare immediatamente i soccorsi (112)
  2. Iniziare il massaggio cardiaco
  3. Utilizzare il defibrillatore, seguendo le indicazioni del 112

La formazione ci aiuta a essere più efficaci, a essere più lucidi in un contesto inevitabilmente caotico, ma anche senza formazione specifica è possibile fare qualcosa. L’unico vero danno che possiamo arrecare è non fare nulla, perché non fare nulla significa non dare alcuna possibilità di sopravvivenza.

Un messaggio chiave emerso dal webinar è che non è il singolo a salvare una vita, ma la comunità: familiari, colleghi, allenatori, passanti. Tutti fanno parte della cosiddetta “catena della sopravvivenza”.

Il defibrillatore: uno strumento per tutti

Uno dei principali obiettivi dell’incontro è stato quello di superare i timori legati all’uso del defibrillatore.

Come ha sottolineato la Dott.ssa Aschieri, i defibrillatori moderni:

  • non possono essere usati in modo improprio
  • riconoscono automaticamente quando è necessario intervenire
  • non comportano rischi per chi li utilizza

Dal 2021, la normativa italiana consente a chiunque di utilizzare un defibrillatore, anche senza aver seguito un corso.

Si tratta quindi di uno strumento sicuro, sempre più diffuso in aziende, scuole e impianti sportivi, pensato proprio per essere utilizzato anche da chi non è un operatore sanitario.

Dalla consapevolezza all’azione

Il webinar ha voluto essere prima di tutto un momento di sensibilizzazione: non un corso tecnico, ma un’occasione per avvicinarsi al tema, superare paure e capire che ognuno può avere un ruolo.

In questa direzione si inserisce anche la linea guida “Diritto al cuore”, presentata durante l’incontro, che offre indicazioni pratiche a aziende, enti e comunità per diffondere la cultura della cardioprotezione sul territorio.

Perché la sicurezza non è solo una questione sanitaria, ma anche un atto di responsabilità sociale.

Fare Bene: un percorso per prendersi cura di sé e degli altri

Questo appuntamento fa parte del ciclo “Fare Bene”, il percorso promosso da Fondazione LHS insieme al Dipartimento Salute di Saipem, che propone momenti di approfondimento su salute e benessere con un approccio pratico e accessibile.

Un percorso che parte da una convinzione semplice: prendersi cura di sé significa anche essere pronti a prendersi cura degli altri.

Nell’attesa del prossimo appuntamento, che sarà dedicato al benessere psicologico e alla gestione dello stress, puoi rivedere la seconda puntata sul nostro canale YouTube.

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