Ogni 24 secondi una persona viene uccisa sulla strada. Spesso si tratta di giovani e giovanissimi. Eppure non se ne parla abbastanza, o se ne parla male. Per questo, in occasione della Giornata Mondiale in Ricordo delle Vittime della strada, che ricorre ogni terza domenica di novembre, desideriamo condividere alcuni pensieri tratte dal libro “Il valore delle parole. La narrazione sbagliata degli scontri stradali” dell’amico Stefano Guarnieri e invitare a riflettere sulla narrazione degli scontri stradali, che comunemente definiamo come “incidenti”.
Perché la parola “incidente” è sbagliata
Il termine “incidente” (dal latino incidens, “accadere”, sopravvenire”) contiene il riferimento al destino, a qualcosa che “capita” e quindi rimanda all’idea di un evento inevitabile, di una disgrazia dovuta al fato. Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, se le persone che oggi ricordiamo non sono più tra noi è a causa di comportamenti sbagliati, perfettamente evitabili. Controllare le notifiche dello smartphone mentre si è al volante, superare i limiti di velocità, guidare sotto l’effetto di alcool sono alcuni esempi di azioni irresponsabili che vengono tuttavia compiute con leggerezza, senza riflettere sul rischio a cui esponiamo noi stessi e gli altri.
Il destino non ha un ruolo
Per questo, per descrivere la violenza sulle strade è necessario togliere quella connotazione giustificativa insita nella parola “incidente” e preferire termini come “scontro” o “collisione”, che rimandano alla realtà dei fatti in modo più oggettivo e accurato. Come scrive Guarnieri, “Il destino non ha alcun ruolo. Siamo noi che guidiamo, camminiamo in bici, viviamo la strada, e dunque siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni anche attraverso l’uso delle parole corrette per raccontare la verità dei fatti”.
Parole, pensieri, azioni
Certo, cambiare lessico è difficile, soprattutto se si tratta di espressioni talmente entrate nell’uso da risultare automatiche per la nostra mente. Eppure, occorre fare lo sforzo di uscire da questi meccanismi e impegnarci a creare una nuova narrazione. Perché le parole che usiamo hanno un grande potere: plasmano i pensieri, influenzano giudizi e opinioni, fino a riflettersi nelle nostre azioni. Per questo è importante che tutti, in particolare i giornalisti, adottino un nuovo approccio nella comunicazione sulla violenza stradale, mirato a ridurre sensazionalismo e pregiudizi per fornire una visione obiettiva degli eventi, rispettosa della vittime e finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sui comportamenti giusti da tenere sulla strada.
Associazione Lorenzo Guarnieri
Stefano Guarnieri è il vicepresidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri, nata nel 2010 in ricordo di Lorenzo, ucciso a 17 anni da un uomo che guidava sotto l’effetto di alcol e di droga. Fondazione LHS condivide e sostiene l’impegno dell’Associazione nel fare prevenzione per la sicurezza stradale al fine di salvare vite umane anche a partire dagli aspetti culturali, cercando di cambiare l’approccio e la mentalità dei cittadini e delle istituzioni.
Ogni 24 secondi una persona viene uccisa sulla strada. Spesso si tratta di giovani e giovanissimi. Eppure non se ne parla abbastanza, o se ne parla male. Per questo, in occasione della Giornata Mondiale in Ricordo delle Vittime della strada, che ricorre ogni terza domenica di novembre, desideriamo condividere alcuni pensieri tratte dal libro “Il valore delle parole. La narrazione sbagliata degli scontri stradali” dell’amico Stefano Guarnieri e invitare a riflettere sulla narrazione degli scontri stradali, che comunemente definiamo come “incidenti”.
Perché la parola “incidente” è sbagliata
Il termine “incidente” (dal latino incidens, “accadere”, sopravvenire”) contiene il riferimento al destino, a qualcosa che “capita” e quindi rimanda all’idea di un evento inevitabile, di una disgrazia dovuta al fato. Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, se le persone che oggi ricordiamo non sono più tra noi è a causa di comportamenti sbagliati, perfettamente evitabili. Controllare le notifiche dello smartphone mentre si è al volante, superare i limiti di velocità, guidare sotto l’effetto di alcool sono alcuni esempi di azioni irresponsabili che vengono tuttavia compiute con leggerezza, senza riflettere sul rischio a cui esponiamo noi stessi e gli altri.
Il destino non ha un ruolo
Per questo, per descrivere la violenza sulle strade è necessario togliere quella connotazione giustificativa insita nella parola “incidente” e preferire termini come “scontro” o “collisione”, che rimandano alla realtà dei fatti in modo più oggettivo e accurato. Come scrive Guarnieri, “Il destino non ha alcun ruolo. Siamo noi che guidiamo, camminiamo in bici, viviamo la strada, e dunque siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni anche attraverso l’uso delle parole corrette per raccontare la verità dei fatti”.
Parole, pensieri, azioni
Certo, cambiare lessico è difficile, soprattutto se si tratta di espressioni talmente entrate nell’uso da risultare automatiche per la nostra mente. Eppure, occorre fare lo sforzo di uscire da questi meccanismi e impegnarci a creare una nuova narrazione. Perché le parole che usiamo hanno un grande potere: plasmano i pensieri, influenzano giudizi e opinioni, fino a riflettersi nelle nostre azioni. Per questo è importante che tutti, in particolare i giornalisti, adottino un nuovo approccio nella comunicazione sulla violenza stradale, mirato a ridurre sensazionalismo e pregiudizi per fornire una visione obiettiva degli eventi, rispettosa della vittime e finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica sui comportamenti giusti da tenere sulla strada.
Associazione Lorenzo Guarnieri
Stefano Guarnieri è il vicepresidente dell’Associazione Lorenzo Guarnieri, nata nel 2010 in ricordo di Lorenzo, ucciso a 17 anni da un uomo che guidava sotto l’effetto di alcol e di droga. Fondazione LHS condivide e sostiene l’impegno dell’Associazione nel fare prevenzione per la sicurezza stradale al fine di salvare vite umane anche a partire dagli aspetti culturali, cercando di cambiare l’approccio e la mentalità dei cittadini e delle istituzioni.





































































































































