Costruire una cultura della sicurezza sempre più solida e condivisa significa creare occasioni di confronto concreto tra tutti gli attori coinvolti. Con questo obiettivo si è svolta a Roma la prima edizione di Safety Leadership Co-Lab, l’iniziativa promossa da Fondazione LHS e Saipem insieme al Centro di Ricerca CRILDA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’ambito della convenzione di ricerca firmata lo scorso settembre e volta a promuovere un cambiamento culturale profondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L’incontro ha riunito una platea variegata – rappresentanti di rilievo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Confindustria Energia, ma anche delle principali sigle sindacali, del mondo accademico e dell’impresa – per riflettere su come rendere la sicurezza un valore sempre più diffuso nei luoghi di lavoro. Tra i presenti, anche la Presidente di Saipem Elisabetta Serafin.

A introdurre la giornata è stato Angelo Spingardi, Vicepresidente di Fondazione LHS e HSEQ Director di Saipem, che ha richiamato il senso stesso dell’iniziativa: creare uno spazio di confronto tra mondi diversi per interrogarsi su come sviluppare una leadership capace di influenzare concretamente la cultura della sicurezza.

DALLA COMPLIANCE ALLA CULTURA: IL RUOLO DELLA LEADERSHIP

Al centro della giornata il tema della safety leadership, intesa come capacità dei leader di influenzare comportamenti, contesti e decisioni. Nei saluti istituzionali, l’Onorevole Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, ha sottolineato come la sicurezza richieda una “leadership diffusa”, capace di coinvolgere l’intera filiera produttiva, dagli appalti ai subappalti, attraverso percorsi di formazione, innovazione e crescita culturale.

Un concetto ripreso anche dall’Amministratore Delegato di Saipem Alessandro Puliti, che ha richiamato la necessità di mantenere una costante “chronic unease”, un’inquietudine positiva che impedisce di considerare raggiunto il traguardo solo perché gli indicatori sono favorevoli. «La sicurezza non è l’assenza di incidenti», ha spiegato, «ma la presenza di barriere che impediscano agli errori di trasformarsi in tragedie». Da qui il richiamo al principio del fail safe: così come gli impianti vengono progettati per entrare automaticamente in una condizione sicura quando qualcosa va storto, anche l’organizzazione del lavoro deve essere costruita in modo da proteggere le persone quando inevitabilmente l’errore umano si manifesta.

RICERCA, INNOVAZIONE E REPLICABILITÀ

Il contributo dell’Università Cattolica ha evidenziato il valore della collaborazione tra ricerca e impresa. Michele Faioli, Professore di Diritto del Lavoro, ha individuato nella replicabilità la parola chiave del progetto: studiare le esperienze più avanzate delle grandi organizzazioni per trasferirne principi e strumenti lungo tutta la catena del valore, fino alle piccole e medie imprese. Un percorso che richiede non solo investimenti in formazione e tecnologia, ma anche una riflessione sull’evoluzione del quadro normativo e sulla necessità di superare approcci meramente burocratici alla compliance.

Sulla stessa linea Tiziano Treu, ex ministro del lavoro e delle politiche sociali e Professore emerito di Diritto del Lavoro all’università Cattolica, ha richiamato l’importanza del commitment della leadership ai massimi livelli, sottolineando come le norme restino indispensabili ma non sufficienti senza il contributo delle buone pratiche e senza una reale capacità di coinvolgere persone e organizzazioni. Le esperienze concrete, ha osservato, rappresentano oggi uno strumento fondamentale per individuare modelli efficaci e aggiornare gli strumenti di prevenzione.

UN LABORATORIO PER RIFLETTERE SULLA SAFETY LEADERSHIP

La parte centrale della giornata è stata dedicata a un workshop esperienziale ispirato alla metodologia Leadership in Health & Safety sviluppata da Saipem e oggi condivisa attraverso Fondazione LHS.

La sessione, condotta da Davide Scotti, Segretario Generale di Fondazione LHS e Head of HSEQ Culture & Human Performance di Saipem, ha poi coinvolto i partecipanti in un percorso esperienziale costruito attorno a tre dei principi cardine dell’approccio Leadership in Health & Safety: visione, perfomance umana e coinvolgimento emotivo. Attraverso contenuti video, esempi concreti e momenti di confronto, il workshop ha evidenziato come il cambiamento culturale non dipenda soltanto da procedure e regole, ma dalla capacità delle persone di mantenere coerenza tra valori e azioni, di concepire l’errore come qualcosa da cui imparare, senza colpevolizzare, e di creare un contesto di lavoro dove sia naturale prendersi cura della propria e altrui sicurezza.

Un’occasione per riflettere sul ruolo della leadership non come prerogativa di poche figure apicali, ma come competenza diffusa, esercitata ogni giorno attraverso decisioni, relazioni e comportamenti che contribuiscono a rendere più sicuri i contesti di lavoro.

DALLE IDEE ALL’AZIONE: COME FAR CRESCERE LA SAFETY LEADERSHIP

La sessione partecipativa del Co-Lab ha permesso ai rappresentanti di imprese, istituzioni, sindacati e mondo accademico di confrontarsi su una domanda centrale: come aumentare la quantità e la qualità dei Safety Leader nel mondo del lavoro italiano?

Dal confronto sono emerse alcune priorità condivise:

  • promuovere una responsabilità diffusa della sicurezza, superando l’idea che il tema riguardi solo figure specialistiche e coinvolgendo ogni lavoratore;
  • rafforzare la formazione, misurandone non solo l’erogazione ma anche l’effettiva efficacia;
  • valorizzare e rendere replicabili le buone pratiche aziendali, affinché possano diventare patrimonio comune di interi settori produttivi;
  • favorire la nascita di tavoli permanenti di confronto tra aziende, per condividere esperienze, strumenti e soluzioni innovative;
  • sviluppare modelli organizzativi capaci di aumentare la percezione del rischio, anche nei contesti dove i pericoli sono meno evidenti, come gli ambienti impiegatizi;
  • diffondere la consapevolezza che la sicurezza non rappresenta un costo, ma un fattore di crescita, produttività, reputazione e sostenibilità
  • favorire il ricorso alle nuove tecnologie per prevenire i rischi e la creazione di contesti caratterizzati da sicurezza psicologica, nei quali ogni persona possa segnalare problemi, errori e situazioni di rischio senza timore di conseguenze.

Tra le idee emerse durante il confronto finale, particolare interesse ha suscitato la proposta di lavorare alla definizione di un framework condiviso sulla Safety Leadership, capace di offrire linee guida e strumenti replicabili per organizzazioni, parti sociali e istituzioni. Un primo passo concreto per trasformare il confronto avviato dal Co-Lab in un percorso di collaborazione stabile e orientato al cambiamento culturale.

UN PERCORSO CHE CONTINUA

La prima edizione di Safety Leadership Co-Lab si è conclusa con l’impegno condiviso a trasformare le riflessioni emerse in strumenti concreti e replicabili, capaci di coinvolgere imprese, istituzioni, mondo accademico e parti sociali in un percorso comune di crescita della cultura della sicurezza. Un percorso che non può considerarsi concluso una volta raggiunto un risultato o migliorato un indicatore, ma che richiede attenzione costante, capacità di apprendere e volontà di continuare a migliorare.

In questo senso, resta particolarmente efficace l’immagine proposta da Alessandro Puliti durante il suo intervento: la sicurezza come una corsa senza traguardo, una gara in cui esistono solo i blocchi di partenza e nella quale non si smette mai di correre. È proprio questa la sfida che il Safety Leadership Co-Lab si propone di raccogliere: creare uno spazio di confronto e collaborazione per continuare a costruire, passo dopo passo, un futuro del lavoro più sicuro e sostenibile.

Costruire una cultura della sicurezza sempre più solida e condivisa significa creare occasioni di confronto concreto tra tutti gli attori coinvolti. Con questo obiettivo si è svolta a Roma la prima edizione di Safety Leadership Co-Lab, l’iniziativa promossa da Fondazione LHS e Saipem insieme al Centro di Ricerca CRILDA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore nell’ambito della convenzione di ricerca firmata lo scorso settembre e volta a promuovere un cambiamento culturale profondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

L’incontro ha riunito una platea variegata – rappresentanti di rilievo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Confindustria Energia, ma anche delle principali sigle sindacali, del mondo accademico e dell’impresa – per riflettere su come rendere la sicurezza un valore sempre più diffuso nei luoghi di lavoro. Tra i presenti, anche la Presidente di Saipem Elisabetta Serafin.

A introdurre la giornata è stato Angelo Spingardi, Vicepresidente di Fondazione LHS e HSEQ Director di Saipem, che ha richiamato il senso stesso dell’iniziativa: creare uno spazio di confronto tra mondi diversi per interrogarsi su come sviluppare una leadership capace di influenzare concretamente la cultura della sicurezza.

DALLA COMPLIANCE ALLA CULTURA: IL RUOLO DELLA LEADERSHIP

Al centro della giornata il tema della safety leadership, intesa come capacità dei leader di influenzare comportamenti, contesti e decisioni. Nei saluti istituzionali, l’Onorevole Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro, ha sottolineato come la sicurezza richieda una “leadership diffusa”, capace di coinvolgere l’intera filiera produttiva, dagli appalti ai subappalti, attraverso percorsi di formazione, innovazione e crescita culturale.

Un concetto ripreso anche dall’Amministratore Delegato di Saipem Alessandro Puliti, che ha richiamato la necessità di mantenere una costante “chronic unease”, un’inquietudine positiva che impedisce di considerare raggiunto il traguardo solo perché gli indicatori sono favorevoli. «La sicurezza non è l’assenza di incidenti», ha spiegato, «ma la presenza di barriere che impediscano agli errori di trasformarsi in tragedie». Da qui il richiamo al principio del fail safe: così come gli impianti vengono progettati per entrare automaticamente in una condizione sicura quando qualcosa va storto, anche l’organizzazione del lavoro deve essere costruita in modo da proteggere le persone quando inevitabilmente l’errore umano si manifesta.

RICERCA, INNOVAZIONE E REPLICABILITÀ

Il contributo dell’Università Cattolica ha evidenziato il valore della collaborazione tra ricerca e impresa. Michele Faioli, Professore di Diritto del Lavoro, ha individuato nella replicabilità la parola chiave del progetto: studiare le esperienze più avanzate delle grandi organizzazioni per trasferirne principi e strumenti lungo tutta la catena del valore, fino alle piccole e medie imprese. Un percorso che richiede non solo investimenti in formazione e tecnologia, ma anche una riflessione sull’evoluzione del quadro normativo e sulla necessità di superare approcci meramente burocratici alla compliance.

Sulla stessa linea Tiziano Treu, ex ministro del lavoro e delle politiche sociali e Professore emerito di Diritto del Lavoro all’università Cattolica, ha richiamato l’importanza del commitment della leadership ai massimi livelli, sottolineando come le norme restino indispensabili ma non sufficienti senza il contributo delle buone pratiche e senza una reale capacità di coinvolgere persone e organizzazioni. Le esperienze concrete, ha osservato, rappresentano oggi uno strumento fondamentale per individuare modelli efficaci e aggiornare gli strumenti di prevenzione.

UN LABORATORIO PER RIFLETTERE SULLA SAFETY LEADERSHIP

La parte centrale della giornata è stata dedicata a un workshop esperienziale ispirato alla metodologia Leadership in Health & Safety sviluppata da Saipem e oggi condivisa attraverso Fondazione LHS.

La sessione, condotta da Davide Scotti, Segretario Generale di Fondazione LHS e Head of HSEQ Culture & Human Performance di Saipem, ha poi coinvolto i partecipanti in un percorso esperienziale costruito attorno a tre dei principi cardine dell’approccio Leadership in Health & Safety: visione, perfomance umana e coinvolgimento emotivo. Attraverso contenuti video, esempi concreti e momenti di confronto, il workshop ha evidenziato come il cambiamento culturale non dipenda soltanto da procedure e regole, ma dalla capacità delle persone di mantenere coerenza tra valori e azioni, di concepire l’errore come qualcosa da cui imparare, senza colpevolizzare, e di creare un contesto di lavoro dove sia naturale prendersi cura della propria e altrui sicurezza.

Un’occasione per riflettere sul ruolo della leadership non come prerogativa di poche figure apicali, ma come competenza diffusa, esercitata ogni giorno attraverso decisioni, relazioni e comportamenti che contribuiscono a rendere più sicuri i contesti di lavoro.

DALLE IDEE ALL’AZIONE: COME FAR CRESCERE LA SAFETY LEADERSHIP

La sessione partecipativa del Co-Lab ha permesso ai rappresentanti di imprese, istituzioni, sindacati e mondo accademico di confrontarsi su una domanda centrale: come aumentare la quantità e la qualità dei Safety Leader nel mondo del lavoro italiano?

Dal confronto sono emerse alcune priorità condivise:

  • promuovere una responsabilità diffusa della sicurezza, superando l’idea che il tema riguardi solo figure specialistiche e coinvolgendo ogni lavoratore;
  • rafforzare la formazione, misurandone non solo l’erogazione ma anche l’effettiva efficacia;
  • valorizzare e rendere replicabili le buone pratiche aziendali, affinché possano diventare patrimonio comune di interi settori produttivi;
  • favorire la nascita di tavoli permanenti di confronto tra aziende, per condividere esperienze, strumenti e soluzioni innovative;
  • sviluppare modelli organizzativi capaci di aumentare la percezione del rischio, anche nei contesti dove i pericoli sono meno evidenti, come gli ambienti impiegatizi;
  • diffondere la consapevolezza che la sicurezza non rappresenta un costo, ma un fattore di crescita, produttività, reputazione e sostenibilità
  • favorire il ricorso alle nuove tecnologie per prevenire i rischi e la creazione di contesti caratterizzati da sicurezza psicologica, nei quali ogni persona possa segnalare problemi, errori e situazioni di rischio senza timore di conseguenze.

Tra le idee emerse durante il confronto finale, particolare interesse ha suscitato la proposta di lavorare alla definizione di un framework condiviso sulla Safety Leadership, capace di offrire linee guida e strumenti replicabili per organizzazioni, parti sociali e istituzioni. Un primo passo concreto per trasformare il confronto avviato dal Co-Lab in un percorso di collaborazione stabile e orientato al cambiamento culturale.

UN PERCORSO CHE CONTINUA

La prima edizione di Safety Leadership Co-Lab si è conclusa con l’impegno condiviso a trasformare le riflessioni emerse in strumenti concreti e replicabili, capaci di coinvolgere imprese, istituzioni, mondo accademico e parti sociali in un percorso comune di crescita della cultura della sicurezza. Un percorso che non può considerarsi concluso una volta raggiunto un risultato o migliorato un indicatore, ma che richiede attenzione costante, capacità di apprendere e volontà di continuare a migliorare.

In questo senso, resta particolarmente efficace l’immagine proposta da Alessandro Puliti durante il suo intervento: la sicurezza come una corsa senza traguardo, una gara in cui esistono solo i blocchi di partenza e nella quale non si smette mai di correre. È proprio questa la sfida che il Safety Leadership Co-Lab si propone di raccogliere: creare uno spazio di confronto e collaborazione per continuare a costruire, passo dopo passo, un futuro del lavoro più sicuro e sostenibile.

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