Lo scorso 24 settembre, nella cornice storica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è tenuto il seminario “Innovazione e sicurezza sul lavoro. Il modello partecipativo nel caso Saipem e le attività della Fondazione LHS”. Un incontro partecipato e ricco di spunti, che ha favorito il dialogo tra accademici, esperti del mondo del lavoro e professionisti HSE su temi chiave come tecnologia, cultura organizzativa e leadership, con uno sguardo rivolto al futuro della prevenzione.

Una ricerca per il cambiamento culturale

Durante l’evento è stato siglato un accordo di collaborazione tra Fondazione LHS e Università Cattolica, che dà avvio a un progetto di ricerca congiunto volto a promuovere un cambiamento culturale profondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La convenzione, firmata da Mario Gatti, Direttore della sede di Milano dell’Università Cattolica, e da Filippo Abbà, Presidente della Fondazione LHS, ha l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di incidenti e migliorare il benessere dei lavoratori.

In un mondo del lavoro attraversato da una duplice transizione – digitale e ambientale – il progetto, che sarà realizzato in collaborazione con il Centro di Ricerca sul Lavoro “Carlo Dell’Aringa” (Crilda), unisce il rigore accademico dell’ateneo con l’esperienza applicata della Fondazione LHS.

Intelligenza artificiale e prevenzione integrata: tra potenziale e responsabilità

Coma ha spiegato Michele Faioli, Professore di diritto del lavoro all’Università Cattolica, l’impatto dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sulla salute e sicurezza sul lavoro costituirà il primo pilastro di ricerca. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno già cambiando il mondo della salute e sicurezza sul lavoro e continueranno a farlo nei prossimi anni: basta pensare a tecnologie come smart cameras, algoritmi predittivi, robot collaborativi e dispositivi wearable che stanno trasformando la prevenzione, passando da un approccio reattivo a uno proattivo e predittivo.

Tuttavia, come evidenziato nel seminario, questa trasformazione comporta anche nuove sfide: emergono rischi psicosociali legati al tecnostress, al sovraccarico cognitivo e all’adattamento a processi automatizzati. A ciò si aggiungono nuove domande sul tema della responsabilità in caso di errori di natura tecnologica.

La ricerca affronterà questi temi con un approccio sistemico, analizzando la relazione tra persona, organizzazione e tecnologia, e producendo linee guida operative per accompagnare il cambiamento in modo consapevole.

Il fattore umano come leva strategica

Il secondo pilastro della ricerca sarà rappresentato dal fattore umano, visto come elemento chiave per costruire ambienti di lavoro sicuri e resilienti. L’accordo prevede infatti un approfondimento sul ruolo della leadership diffusa, dei modelli partecipativi, della formazione e dell’apprendimento dagli errori, attraverso il framework della Human Performance.

Secondo Filippo Abbà, Presidente di Fondazione LHS, “È fondamentale progettare sistemi di protezione che considerino – e anticipino – il comportamento umano, anche attraverso strumenti di analisi predittiva e statistica degli errori comportamentali”.

La ricerca terrà inoltre conto del crescente ruolo del welfare aziendale di nuova generazione, anche in chiave digitale, come leva per rafforzare la resilienza ai rischi psicosociali e promuovere un benessere diffuso e duraturo all’interno delle organizzazioni.

Il caso Saipem: un modello integrato di innovazione e leadership

Oltre alla descrizione delle linee di ricerca, durante il seminario è stato anche presentato il caso Saipem come realtà di riferimento per l’integrazione tra tecnologia avanzata e cultura organizzativa.

Angelo Spingardi, Vicepresidente della Fondazione LHS e Direttore HSEQ Di Saipem, ha illustrato il percorso evolutivo della sicurezza in azienda. Oggi, il focus è mantenere zero incidenti gravi e mortali come obiettivo costante, prioritario e condiviso, fondato su una leadership visibile e presente e sulla partecipazione attiva di lavoratori e rappresentanze sindacali. Parallelamente, Saipem sta investendo nell’uso di tecnologie intelligenti per identificare precocemente i comportamenti a rischio e potenziare la capacità di intervento proattivo.

Nel suo intervento, Spingardi ha anche presentato le attività della Fondazione LHS, nata con l’obiettivo di trasferire e diffondere il know-how maturato in Saipem, promuovendo strategie, strumenti e valori legati alla sicurezza non solo nel mondo industriale, ma anche nella società civile.

Gli interventi di Treu e Malzani

Proprio la condivisione di modelli e buone pratiche con il mondo produttivo e con le istituzioni è stata al centro dell’intervento di Tiziano Treu, tra i massimi esperti italiani di diritto del lavoro: il professore, infatti, ha affermato che le grandi aziende che hanno sviluppato una solida cultura della sicurezza hanno la responsabilità sociale di influenzare la filiera e le PMI, agendo come motori di cambiamento e contribuendo alla crescita collettiva. Elementi che si sono rivelati particolarmente efficaci in Saipem, come l’impegno visibile e concreto del top management, la diffusione della leadership in sicurezza a tutti i livelli dell’organizzazione e gli investimenti nella formazione, dovrebbero essere diffusi in modo capillare nel settore industriale. A ciò si aggiunge il ruolo sempre più cruciale delle tecnologie nel prevenire l’errore, sia a livello umano che organizzativo.

Francesca Malzani, Ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Brescia, ha inoltre ribadito l’importanza di una prevenzione continua e sistemica, fondata su un’analisi puntuale dei near miss e sull’integrazione della sicurezza con le politiche ambientali. Inoltre, ha ricordato l’utilità di un approccio partecipativo, che favorisca il confronto con le maestranze e i sindacati, e il valore della comunicazione non convenzionale come strumento di coinvolgimento e sensibilizzazione.

Un patrimonio di conoscenza per imprese e istituzioni

Come hanno sottolineato Mario Gatti e il prof. Claudio Lucifora, direttore del Crilda, affrontare in modo efficace i temi della salute e sicurezza sul lavoro richiede competenze interdisciplinari – tecniche, giuridiche, organizzative e psicologiche – ma anche una rinnovata capacità di collaborazione, intesa come trasferimento e circolarità della conoscenza.

Per questo motivo, uno degli output centrali di questo nuovo progetto di ricerca sarà la produzione di report scientifici e linee guida operative, rivolte ad aziende, enti pubblici e soggetti istituzionali.

L’obiettivo è offrire strumenti concreti e validati per accompagnare la transizione culturale e digitale della sicurezza, promuovendo approcci più partecipativi e favorendo l’integrazione di tecnologie orientate alla prevenzione, al benessere e alla centralità della persona.

Lo scorso 24 settembre, nella cornice storica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è tenuto il seminario “Innovazione e sicurezza sul lavoro. Il modello partecipativo nel caso Saipem e le attività della Fondazione LHS”. Un incontro partecipato e ricco di spunti, che ha favorito il dialogo tra accademici, esperti del mondo del lavoro e professionisti HSE su temi chiave come tecnologia, cultura organizzativa e leadership, con uno sguardo rivolto al futuro della prevenzione.

Una ricerca per il cambiamento culturale

Durante l’evento è stato siglato un accordo di collaborazione tra Fondazione LHS e Università Cattolica, che dà avvio a un progetto di ricerca congiunto volto a promuovere un cambiamento culturale profondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro. La convenzione, firmata da Mario Gatti, Direttore della sede di Milano dell’Università Cattolica, e da Filippo Abbà, Presidente della Fondazione LHS, ha l’obiettivo di ridurre drasticamente il numero di incidenti e migliorare il benessere dei lavoratori.

In un mondo del lavoro attraversato da una duplice transizione – digitale e ambientale – il progetto, che sarà realizzato in collaborazione con il Centro di Ricerca sul Lavoro “Carlo Dell’Aringa” (Crilda), unisce il rigore accademico dell’ateneo con l’esperienza applicata della Fondazione LHS.

Intelligenza artificiale e prevenzione integrata: tra potenziale e responsabilità

Coma ha spiegato Michele Faioli, Professore di diritto del lavoro all’Università Cattolica, l’impatto dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione sulla salute e sicurezza sul lavoro costituirà il primo pilastro di ricerca. L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno già cambiando il mondo della salute e sicurezza sul lavoro e continueranno a farlo nei prossimi anni: basta pensare a tecnologie come smart cameras, algoritmi predittivi, robot collaborativi e dispositivi wearable che stanno trasformando la prevenzione, passando da un approccio reattivo a uno proattivo e predittivo.

Tuttavia, come evidenziato nel seminario, questa trasformazione comporta anche nuove sfide: emergono rischi psicosociali legati al tecnostress, al sovraccarico cognitivo e all’adattamento a processi automatizzati. A ciò si aggiungono nuove domande sul tema della responsabilità in caso di errori di natura tecnologica.

La ricerca affronterà questi temi con un approccio sistemico, analizzando la relazione tra persona, organizzazione e tecnologia, e producendo linee guida operative per accompagnare il cambiamento in modo consapevole.

Il fattore umano come leva strategica

Il secondo pilastro della ricerca sarà rappresentato dal fattore umano, visto come elemento chiave per costruire ambienti di lavoro sicuri e resilienti. L’accordo prevede infatti un approfondimento sul ruolo della leadership diffusa, dei modelli partecipativi, della formazione e dell’apprendimento dagli errori, attraverso il framework della Human Performance.

Secondo Filippo Abbà, Presidente di Fondazione LHS, “È fondamentale progettare sistemi di protezione che considerino – e anticipino – il comportamento umano, anche attraverso strumenti di analisi predittiva e statistica degli errori comportamentali”.

La ricerca terrà inoltre conto del crescente ruolo del welfare aziendale di nuova generazione, anche in chiave digitale, come leva per rafforzare la resilienza ai rischi psicosociali e promuovere un benessere diffuso e duraturo all’interno delle organizzazioni.

Il caso Saipem: un modello integrato di innovazione e leadership

Oltre alla descrizione delle linee di ricerca, durante il seminario è stato anche presentato il caso Saipem come realtà di riferimento per l’integrazione tra tecnologia avanzata e cultura organizzativa.

Angelo Spingardi, Vicepresidente della Fondazione LHS e Direttore HSEQ Di Saipem, ha illustrato il percorso evolutivo della sicurezza in azienda. Oggi, il focus è mantenere zero incidenti gravi e mortali come obiettivo costante, prioritario e condiviso, fondato su una leadership visibile e presente e sulla partecipazione attiva di lavoratori e rappresentanze sindacali. Parallelamente, Saipem sta investendo nell’uso di tecnologie intelligenti per identificare precocemente i comportamenti a rischio e potenziare la capacità di intervento proattivo.

Nel suo intervento, Spingardi ha anche presentato le attività della Fondazione LHS, nata con l’obiettivo di trasferire e diffondere il know-how maturato in Saipem, promuovendo strategie, strumenti e valori legati alla sicurezza non solo nel mondo industriale, ma anche nella società civile.

Gli interventi di Treu e Malzani

Proprio la condivisione di modelli e buone pratiche con il mondo produttivo e con le istituzioni è stata al centro dell’intervento di Tiziano Treu, tra i massimi esperti italiani di diritto del lavoro: il professore, infatti, ha affermato che le grandi aziende che hanno sviluppato una solida cultura della sicurezza hanno la responsabilità sociale di influenzare la filiera e le PMI, agendo come motori di cambiamento e contribuendo alla crescita collettiva. Elementi che si sono rivelati particolarmente efficaci in Saipem, come l’impegno visibile e concreto del top management, la diffusione della leadership in sicurezza a tutti i livelli dell’organizzazione e gli investimenti nella formazione, dovrebbero essere diffusi in modo capillare nel settore industriale. A ciò si aggiunge il ruolo sempre più cruciale delle tecnologie nel prevenire l’errore, sia a livello umano che organizzativo.

Francesca Malzani, Ordinaria di Diritto del Lavoro all’Università degli Studi di Brescia, ha inoltre ribadito l’importanza di una prevenzione continua e sistemica, fondata su un’analisi puntuale dei near miss e sull’integrazione della sicurezza con le politiche ambientali. Inoltre, ha ricordato l’utilità di un approccio partecipativo, che favorisca il confronto con le maestranze e i sindacati, e il valore della comunicazione non convenzionale come strumento di coinvolgimento e sensibilizzazione.

Un patrimonio di conoscenza per imprese e istituzioni

Come hanno sottolineato Mario Gatti e il prof. Claudio Lucifora, direttore del Crilda, affrontare in modo efficace i temi della salute e sicurezza sul lavoro richiede competenze interdisciplinari – tecniche, giuridiche, organizzative e psicologiche – ma anche una rinnovata capacità di collaborazione, intesa come trasferimento e circolarità della conoscenza.

Per questo motivo, uno degli output centrali di questo nuovo progetto di ricerca sarà la produzione di report scientifici e linee guida operative, rivolte ad aziende, enti pubblici e soggetti istituzionali.

L’obiettivo è offrire strumenti concreti e validati per accompagnare la transizione culturale e digitale della sicurezza, promuovendo approcci più partecipativi e favorendo l’integrazione di tecnologie orientate alla prevenzione, al benessere e alla centralità della persona.

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